Slow Food per ORVIETO CON GUSTO

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Il consumatore co-produttore e il valore dei piccoli mercati

http://www.orvietonews.it/it/index.php?id=31056

 

landgrabbing

Chi strappa la terra ai contadini

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Non dare agli speculatori i finanziamenti del PAC destinati ai contadini.
Carlo Petrini – La Repubblica, 12 aprile 2012

Land grabbing è il nome molto “british” per definire il fenomeno delle terre nel Sud del mondo che i paesi delle economie ricche o emergenti si accaparrano, per pochi spiccioli: in termini economici, un investimento; in termini sociali, un disastro. Questo terzo millennio annovera ormai una serie di minacce all’agricoltura e, conseguentemente al paesaggio, da cui nessuno può sentirsi al sicuro. Perché se ancora non si fosse capito, ciò che minaccia la nostra agricoltura minaccia il territorio, la sicurezza di chi lo abita, la sostenibilità della nostra vita sulla terra, la bellezza e in definitiva la nostra stessa esistenza.

Ci sono tre fenomeni che in Italia stanno esercitando un’azione combinata che porta dritto a fenomeni simili al land grabbing, che strappano la terra a chi la coltiva per consegnarla a chi specula. Il primo di questi tre attori è la Pac (Politica Agricola Comune) in vigore fino alla fine del prossimo anno. Un sistema di diritti a ricevere sovvenzioni dall’Unione Europea che vengono erogati in base al valore della produzione aziendale non attuale, ma del triennio 2000-2002. Questo significa che aziende che producevano generi un tempo molto sovvenzionati dall’Ue (tabacco, barbabietola da zucchero, riso, solo per fare alcuni esempi) si trovano con una disponibilità finanziaria annuale ingente. E sebbene questo meccanismo sia stato pensato nobilmente, per favorire l’uscita «morbida» dal regime dell’aiuto alla produzione per entrare nell’economia di mercato, in questo interludio sta creando guasti.

Nei Comuni delle Alpi sono in corso in questo periodo le trattative per assegnare i pascoli alpini, che da secoli i pastori transumanti, che svernano in pianura e salgono alle malghe d’estate, mantengono e curano impedendone la riconquista al bosco, garantendone la sopravvivenza della ricca flora e prevenendone il dissesto idrogeologico.

Spesso sono trattative fatte guardandosi negli occhi, ma quando il Comune deve fare cassa e nonè attento ad aspetti diversi da quello economico, si procede ad aste con busta chiusa. Questo fa già lievitare i prezzi per i pastori, ma tutto sommato resta un percorso fisiologico. Quando però la busta sigillata è quella di un allevatore intensivo di pianura (che non porterà mai i capi in montagna, però riesce a far apparire più grande la sua azienda e può così ingrassare ancora più animali, perché in teoria ha più terra su cui smaltirne il letame) o di un land grabber di casa nostra che può investire i proventi di una Pac divenuta strumento d’iniquità, tutto si complica. I prezzi dei pascoli lievitano, anche di dieci volte. I pastori per non restare senza terra si prestano ad andare senza contratto a mangiare l’erba che lo speculatore si è accaparrato. Nei casi limite, ma già documentati, lo speculatore minaccia di fare la propria offerta ed estorce il pizzo dai pastori in cambio del proprio impegno a restare fuori dall’asta.

Il secondo fenomeno estremamente minacciosoè quello delle agroenergie. Manco a dirlo, anche qui come per la Pac la questione consiste nell’assenza di misura e della distorsione speculativa che gli incentivi statali possono determinare. La produzione di biogas è un modo razionale di sfruttare i reflui zootecnici (liquami), ricavandone energia. Tuttavia, quando invece che ad allevatori che danno vita ad un impianto che serva alle loro aziende assistiamo a proposte che vengono da società di capitali, che vorrebbero realizzare impianti molto grandi, in aree lontane da ogni esigenza di smaltimento reflui, con la conseguenza di far girare decine di camion al giorno carichi di deiezioni animali, già ci troviamo assai meno d’accordo. Se per di più, asserviti al fine di produrre biogas, migliaia di ettari agricoli sono dedicati a colture che non sfameranno mai nessuno (perché per fare il biogas i vegetali sono meglio delle deiezioni) ma finiranno nei digestori per produrre più energia e far lievitare i profitti, allora siamo proprio contro. Spero sia chiaro: non si può essere contro il biogas, ma si deve essere contro questo suo uso, che invece di contribuire a risolvere un problema ambientale, lo moltiplica e ci innesta su anche una logica di puro profitto.

Così, ancora una volta, scopriamo che è la concorrenza tra quanto può spendere il contadino e lo speculatore a fare la differenza. E se pensiamo che questa diversa capacità di spesa la determinano l’Ue e lo Stato italiano, francamente ci arrabbiamo. Perché gli aiuti servono se garantiscono un reddito che non faccia dei contadini dei paria, ma non possono servire alla speculazione di chi sfrutta la terra senza riguardo per la fertilità e la destinazione alimentare. E il terzo fattore di land grabbing conferma questa analisi: l’uso delle campagne per scopi non agricoli infetta il tessuto delle campagne e distorce la concorrenza. Quando un comune autorizza l’ennesima nuova cava, l’ennesimo ampliamento residenziale, l’ennesima «area produttiva», che riempie le campagne di capannoni vuoti circondati dai rovi, non solo sta rincorrendo uno stile di sviluppo che appartiene già al passato. Sta determinando una perdurante alterazione delle dinamiche dei prezzi della terra, che mortifica chi vuole onestamente vivere di agricoltura: se vuoi affittare la terra, ma il cavatore di ghiaia può offrire dieci volte l’importo di un canone equo, come potrai spuntarla a meno di trovare un proprietario filantropo? Abbiamo il dovere di esigere dallo Stato, in tutte le sue componenti, e dall’Unione Europea di cui siamo parte, un’attenzione senza precedenti agli effetti distorsivi di cui possono essere oggetto strumenti necessari come gli aiuti agli agricoltori, gli incentivi alle energie verdi, i piani regolatori. E questo, anche se pensiamo che le attività di speculatori, finanzieri e predoni del territorio non ci riguardino. Perché, come avrebbe detto De André, se anche ci sentiamo assolti, siamo lo stesso coinvolti.

master_formaggio

Master of Food – FORMAGGIO

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slow-wine2012

Cento Cene per Slow Wine-Giovedì 23 Febbraio 2012 al SALE &PEPE

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CentoCene per Slow Wine nasce dall’idea di diffondere il più possibile l’edizione 2012 della Guida.

Siamo appena al secondo anno di vita e crediamo sia importante incontrare direttamente il maggior numero di persone. La nostra Guida infatti intende parlare a tutti. Se gli appassionati hanno disquisito a suo tempo delle aziende inserite nel volume, crediamo che uno dei servizi fondamentali che una Guida debba rendere sia aiutare nella scelta tutte le persone che intendono bere vino.

 

L’appuntamento quindi è per il 23 Febbraio prossimo presso Sale & Pepe Via Monte Nibbio 2 ORVIETO (TR)
Tel. 0763 301892 

 

La serata vi darà la possibilità di bere cinque etichette diverse selezionate dalla Guida. Inoltre parteciperete a un gioco del vino. Un quiz con dieci domande a risposta multipla inerenti Slow Wine e la conoscenza generale del mondo del vino. Il vincitore porterà a casa due bottiglie selezionate dalla redazione.

Infine vi verrà regalatala Guida.

 

Ci vediamo giovedì prossimo

 

La fiduciaria                                                                                        Il Responsabile gruppo vini

Carla Lodi                                                                                                     Federico Varazi

 

 
 
 
CARPACCIO DI BACCALA’ CON INSALATINA DI FAGIOLO SECONDO DEL PIANO

Strasserhof Veltliner 2010 Alto Adige Valle Isarco
Vino Slow bianco

CROSTINO DI AGNELLO BATTUTO AL COLTELLO E RIDUZIONE MONTEPULCIANO D’ABRUZZO

Abruzzo San Lorenzo Montepulciano D” Abruzzo Antares 2008
Rosso Vino Quotidiano

MALLOREDDUS ALLO ZAFFERANO SU FONDUTA DI PECORINO SARDO
Sardegna Argiolas Turriga 2007
Grande Vino

SPALLA DI PORCO CINTURELLO CON POLENTA AL SUO LARDO

Lombardia Ar.Pe. Pe. Valtellina Superiore Inferno Fiamme Antiche Ris. 2006
Vino Slow Rosso

Toscana Fuligni Brunello di Montalcino 2006
Grande Vino

TOZZETTI ALLA FRUTTA SECCA E CIOCCOLATO 

Ilaria Moscatelli
ilariamoscatelli@gmail.com

La Piazza delle Osterie_Flyer10x15cm

La Piazza delle Osterie – Perugia, 19 Febbraio 2012

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slow europe

Slow Europe – Una nuova PAC per produttori e consumatori virtuosi

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Da molti anni Slow Food è attiva nel mondo dell’agricoltura e della produzione, della distribuzione e del consumo alimentare.
La sua filosofia si basa su una serie di valori e obiettivi (biodiversità, sostenibilità, tutela delle risorse naturali, sviluppo olistico) ed è convinta che questi stessi valori debbano rappresentare le fondamenta delle nuove politiche agricole comunitarie .
Slow Food vuole un’Europa in cui il sistema agroalimentare sia più attento ai prodotti locali, alle culture del territorio e alle esigenze delle comunità.
Ecco i nostri obiettivi:

  • una conoscenza più approfondita degli ecosistemi e un’attenta gestione delle risorse naturali: aria, terra, acqua e biodiversità;
  • riconoscimento del fatto che né gli ambienti rurali né quelli urbani possono svilupparsi armoniosamente in modo autonomo;
  • creazione di reti di comunità rurali, legate non solo ai propri ambienti e alla propria cultura, ma anche alle popolazioni urbane e alle istituzioni accademiche e scientifiche;
  • comunità urbane consapevoli, capaci non solo di organizzarsi e creare legami con le comunità locali che le circondano, ma anche di coltivare e produrre parte del cibo che consumano;
  • sostegno ai giovani, per incoraggiarli a giocare un ruolo centrale nell’ambito dell’agricoltura e della produzione alimentare;
  • nuove formule per la trasmissione del sapere tradizionale e di forme di espressione artistica e linguistica;
  • università e istituzioni scientifiche capaci di migliorare gli ecosistemi locali integrando sapere tradizionale e tecniche innovative;
  • riconoscimento del valore e della dignità del lavoro e della professionalità di piccoli agricoltori e pescatori;
  • forti identità e culture locali, i mattoni dell’identità e della cultura europee.

Slow Food vuole raggiungere tali obiettivi con una strategia olistica: ogni elemento dev’essere visto come una tessera di un mosaico più grande. Sono tutti aspetti interdipendenti di una strategia complessiva.

http://www.slowfood.com/sloweurope/welcome_it

 

Passato, Presente, Futuro

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Elvio Dal Bosco, socio storico, ricorda “…La Condotta Slow food di Orvieto nacque nell’autunno del 1992 con la finalità propria di Slow food nazionale di diffondere il messaggio volto a sostenere la ristorazione legata alla tradizione del territorio, in cui si poneva l’accento l’aspetto conviviale, evanescente nella cultura Fast food. Per appoggiare questa iniziativa fu pubblicato nel 1990 Osterie d’Italia – Sussidiario del mangiarbere all’italiana, di cui è uscita in questi giorni la XXIII edizione.
La creazione  della Condotta ebbe subito successo: vi partecipò anche Gianfranco Vissani, che preparò tre cene in cui offriva piatti derivati dalla cucina tradizionale del “Padrino” e da quella creativa del “Vissani”. Alla storia di quel periodo è anche connessa la nascita di altri  ristoranti, che  rappresentano da anni la qualità raggiunta dalla  ristorazione orvietana. Il buon lavoro della Condotta fu premiato nell’ottobre del 1997 con la convocazione nella nostra città del II Congresso mondiale di Slow food. L’anno dopo è la volta della manifestazione “A spasso con gusto” che invita i commensali a gustare le specialità alimentari locali in luoghi suggestivi della città”.
Nel 1999 la Condotta cambia la composizione del suo organo dirigente “La piccola tavola”con un nuovo fiduciario. Nello stesso anno nasce, alla presenza di Carlo Petrini, Presidente di Slow Food, presso il Teatro Mancinelli di Orvieto,  la rete di  “Città slow”, che conta tra i soci fondatori il Comune di Bra, Greve in Chianti, Postano e la stessa Orvieto,  che vanta una serie di iniziative a livello conviviale, invitando le consorelle di altre parti d’Italia e  del mondo a presentare la loro cucina ad Orvieto.
Nel 2004 con il primo incontro di “Terra madre” a Torino all’attività tradizionale del movimento Slow food si affianca e diventa sempre più importante una politica denominata con lo slogan del “buono, pulito e giusto”,  che  punta sempre più su un’agricoltura che abbia come obiettivo fondamentale l’alimentazione  e non il mercato dominato da grandi imprese transnazionali. A livello locale quest’obiettivo è fatto proprio anche dalla “Piccola tavola” in carica dal dicembre del 2006 al febbraio 2010 e dalla quella successiva in carica in questo periodo.
La Condotta di Orvieto, attualmente, è impegnata nell’attuazione dei progetti educativi e culturali di Slow Food: nell’arco del 2012 saranno attivati tre orti in condotta nelle aree scolastiche della città e sono iniziate le procedure per il riconoscimento di due presidi: la “lumachella dell’orvietano” e i “fagioli secondi del Piano”. Per questo prodotto in particolare è in corso una collaborazione  con il Dipartimento di Biologia Applicata dell’Università degli Studi di Perugia in particolare con la Sezione di Genetica Agraria e Biotecnologie Genetiche che è da anni impegnata nella collezione e caratterizzazione delle varietà locali e possiede una Banca del Germoplasma in cui viene conservato il seme di circa 5.000 accessioni di specie di interesse agrario. La collaborazione è finalizzata  ad un approfondimento delle conoscenze scientifiche   e ad una conseguente valorizzazione della piccola produzione locale  ancora esistente, ed alla valorizzazione dei piccoli produttori che, in un momento di grande difficoltà, ancora resistono  sul nostro territorio e tengono viva una produzione di alta qualità.  Oltre a questo ha  avviato un  lavoro in rete con altri soggetti che operano nel sociale, dentro un ragionamento di condivisione dei valori di Slow Food, per attivare un orto sociale con ragazzi disabili. L’orto sarà un punto di incontro di esperienze e  generazioni diverse, consentirà di proporre sul nostro mercato una produzione a chilometro zero, nel rispetto del “buono, pulito e giusto” e sopratutto  nel rispetto della difesa del paesaggio agricolo che ha caratterizzato Orvieto e le sue pendici  in tutti i secoli scorsi e che ora si sta in parte perdendo.  Con l’autunno è ripreso il progetto “Il territorio il vino le vigna” volto a far conoscere in modo più approfondito il territorio, o meglio la terra, ed il lavoro dell’uomo senza i quali non sarebbe possibile  avere  i vini di qualità che Orvieto vanta da secoli.

Dicono di Noi

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Rassegna stampa:

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020310: Giornale dell’Umbria

020310: Corriere dell’Umbria

271011: OrvietoNews

061111: Corriere di Viterbo

cestino

Per Natale adotta un orto in Africa

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La Condotta Slow Food di Orvieto  ha pensato di proporvi un piccolo progetto di solidarietà in occasione delle prossime feste di Natale. Stiamo raccogliendo fondi per attivare un orto in una comunità contadina dell’Africa, nell’ambito del progetto “Mille orti in Africa” attivato da Slow Food nazionale.
Vi proponiamo l’acquisto di un cesto di olivo intrecciato a mano, secondo la nostra tradizione contadina, contenente alcuni prodotti della nostra terra presi direttamente dai produttori: formaggi, olio, legumi, marmellate etc..Abbiamo pensato di offrire una scelta fra un cesto più piccolo ed uno un po’ più grande (€ 30 ed € 50). Chiaramente è necessaria la prenotazione entro il 15 dicembre; le richieste saranno accolte compatibilmente con la disponibilità dei prodotti.
Sono sicura che vorrete partecipare a questa campagna di solidarietà.
Grazie

La fiduciaria
Carla Lodi

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TERRA MADRE DAY 2011

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