Le sette sorelle del cibo
Aug 7th
Il menù sulla tavola degli italiani è un affare in mano a sette sorelle. Noi scriviamo la lista della spesa, decidiamo che piatti servire, apparecchiamo e cuciniamo. Ma i veri padroni del nostro gusto sono i giganti della grande distribuzione organizzata (gdo). Il 70% del cibo che entra nelle nostre case arriva dai loro scaffali. E i sette big del settore (Coop, Conad, Selex, Carrefour, Auchan, Esselunga e Despar) muovono da soli quasi il 65% del mercato. Scelgono i fornitori, decretano con un sì o con un no (viste le dimensioni dei loro ordini) i destini di agricoltori, stalle e aziende. E poco alla volta – come dice amaro Lorenzo Bazzana di Coldiretti – «hanno cambiato il palato degli italiani, nel nome del conto economico». Noi, con la lista della spesa in una mano e il carrello nell’ altra, non ce ne siamo nemmeno accorti. Ma il nostro frigorifero – nell’era low-cost della gdo – è diventato un melting pot alimentare multi-etnico a prova di Bossi-Fini. «Prenda i pomodori – spiega Piero Sardo, responsabile bio-diversità di Slow Food – A Pachino in Sicilia si producono i migliori del mondo. Eppure spesso nei supermercati troviamo quelli che arrivano dall’Olanda, caricature dei More >
Quanto ci costa l’insalata sigillata nella plastica?
Aug 1st
Quando gli italiani sentono la crisi, i dati statistici puntualmente ci dicono che il primo consumo a essere tagliato è il cibo: meno 3% di verdure, meno 1,5% d’ olio, meno 10% di carne. Si sprecano cifre in negativo. Di primo acchito, accogliamo la notizia con preoccupazione e tristezza, ma il dato grossolano va esaminato in profondità, e criticamente. Bisognerebbe cioè chiedersi “come” sono abituati a spendere per il cibo gli italiani, e non soltanto “quanto”. Esistono diversi modi di vivere bene, anche in tempi di crisi – molto al di sopra di una banale e sciapa esistenza da “consumatori” – risparmiando pure qualche soldo. È pur vero che, nonostante i prezzi dei prodotti agricoli italiani siano al livello più basso di sempre, riducendo i contadini a lavorare quasi tutti in perdita, al dettaglio i prezzi sembrano non scendere mai. È un po’ come la benzina: sale quando sale il barile di petrolio, ma poi quando la materia prima costa meno, non ci sono ribassi. C’ è di sicuro la necessità di prezzi più equi per tutti, ma fermiamoci a riflettere sul perché intanto noi continuiamo imperterriti con opzioni d’ acquisto non sostenibili, né per l’ ambiente né per le More >
I nuovi intellettuali della terra
Jul 31st
In nuce, alcuni tratti fondamentali di un possibile nuovo rapporto fra politica, territorio, lavoro manuale e saperi. Carlo Petrini La Repubblica – 18 Luglio 2010
Oggi in Italia non è facile inquadrare la figura del contadino. È un mondo in parte sommerso e davvero molto sfaccettato. Quel che è sicuro è che sono pochi, sempre più anziani, spesso immigrati e tutti in grande difficoltà economica. Sono una categoria debole perché sono passati dall´essere quasi metà della popolazione attiva nel secondo dopoguerra a uno scarso cinque per cento: in termini di voti contano pochissimo e non è difficile capire perché siano una lasciati un po’ a se stessi. Oggi fare agricoltura è quasi regolarmente un’attività in perdita, i giovani non vogliono ripetere la vita dura dei loro padri e, se non si metteranno in atto cambiamenti rilevanti, non ci saranno grandi prospettive. Non è un caso che siano molti gli immigrati nelle nostre campagne, alcuni regolari e anche ben pagati, oppure irregolari in nero, braccianti per pochi euro. Però sono tutti molto preziosi, perché svolgono mansioni che nessuno sa o vuol più fare.
Insomma, si può dire che il contadino continui, nella sua miglior tradizione, a essere l’ultima ruota del carro. Da quando ha smesso di More >
Quei nove centesimi nelle tasche dei contadini
Jul 31st
di CARLO PETRINI La Repubblica – 7 Luglio 2010
Che cosa si può comprare oggi con 9 centesimi di euro? Non bastano per un sms, forse sono sufficienti per pochi chiodi. Non mi viene in mente molto altro, se non che è il prezzo all’ingrosso di un chilo di carote. Ma è soltanto uno dei tanti esempi possibili se parliamo di cibo. È probabile che i lettori non se ne siano accorti perché a loro costa sempre uguale se non di più, ma i prezzi che spuntano i contadini sono in declino costante da anni. Le aziende agricole producono quasi tutte in perdita e la cosa passa sorprendentemente sotto silenzio. A qualcuno importa ancora della nostra agricoltura?
Dal dopoguerra a oggi il settore non è mai stato così in crisi come adesso: si pensi soltanto che un quintale di grano viene pagato tra i 13 e i 15 euro, a un prezzo decisamente più basso di addirittura vent’anni fa, quando ne costava 25. Solo nell’ultimo quinquennio ha perso il 30% circa. E nel More >
A cena con il Senatore Cappelli
Jun 24th
Neoumanesimo
Jun 9th
Petrini: Caro Jeremy, trovo ci siano straordinarie similitudini e parallelismi tra la nuova politica energetica che tu promuovi e la nuova politica alimentare che cerchiamo di portare avanti con Slow Food. La politica alimentare, infatti, si deve basare sul concetto che l´energia primaria della vita è il cibo. Se il cibo è energia allora dobbiamo prendere atto che l´attuale sistema di produzione alimentare è fallimentare. Le prime due idee che, secondo me, condividiamo sono il rifiuto di sistemi troppo centralizzati e il ritorno a una concezione olistica della nostra esistenza su questo pianeta. Il vero problema è che da un lato c’è una visione centralizzata dell´agricoltura, fatta di monoculture e allevamenti intensivi altamente insostenibili, e dall´altro è stata completamente rifiutata la logica olistica, che dovrebbe essere innata in agricoltura, per sposare logiche meccaniciste e riduzioniste. Una visione meccanicista finisce con il ridurre il valore del cibo a una mera commodity, una semplice merce. È per questo che, per quanto riguarda il cibo, abbiamo ormai perso la percezione della differenza tra valore e prezzo: facciamo tutti molta More >
10 NO agli Ogm
Jun 9th
Sintetizzare e schematizzare su un argomento complesso come tutti quelli che riguardano il cibo e l’agricoltura non è mai facile né necessariamente un bene. Tuttavia credo che possa servire un elenco delle ragioni di chi, come noi, agli Ogm dice “no”, non per posizioni ideologiche o preconcette, come amano dire coloro che pensano di essere gli unici depositari del sapere, ma per ragioni serie e motivate, peraltro condivise anche da molti ricercatori e scienziati:
1. Contaminazione Coltivare Ogm in sicurezza, in Italia, è impossibile; le aziende sono di piccole dimensioni e non ci sono barriere naturali sufficienti a proteggere le coltivazioni biologiche e convenzionali. L’agricoltura fa parte di un sistema vivente che comprende la fauna selvatica, il ciclo dell’acqua, il vento e le reazioni dei microrganismi del terreno: una produzione Gm non potrà restare confinata nella superficie del campo in cui viene coltivata.
2. Sovranità alimentare Come potrebbero gli agricoltori biologici, biodinamici e convenzionali essere sicuri che i loro prodotti non siano contaminati? Una diffusione, anche limitata, delle coltivazioni Ogm in campo aperto, cambierebbe per sempre la qualità e la situazione attuale della nostra agricoltura, annullando la nostra libertà di scegliere quel che mangiamo.
3. Salute Ci possono essere problemi More >
Master of Food
Jun 7th
“Il gusto di saperne di più” è lo slogan che accompagna il Master of Food sin dal suo primo anno di attività. “Il gusto”, (un senso esteso, che va dalla percezione dell’amaro, acido, salato e dolce, sulla lingua, al comportamento adeguato e ricercato di una persona di buon gusto) ha a che fare con il riconoscimento dei sapori, con il piacere legato ai riti della tavola e naturalmente capace di legare alimento e armonia, cibo e passione; “di saperne di più” e dunque di provare interesse e curiosità colmando quel vuoto di informazione che spesso aleggia dietro un piatto, un prodotto o un alimento: la produzione, il consumo, quello che ne è stato nella storia, le facce che lo hanno manipolato. La cultura del cibo la intendiamo così: dalla storia al marketing, per capire meglio il mondo e noi stessi. Con questo spirito, critico e ovviamente conviviale, il Master of Food, da anni lavora costantemente per rendere il consumatore più consapevole d’innanzi alla scelta dei prodotti alimentari, dal più consueto al più raro. Per apprezzare un prodotto di qualità non basta assaggiarlo; è indispensabile conoscerne il contesto geografico, le fasi di produzione e le materie prime impiegate riconoscendone in tal modo More >
Buono, Pulito e Giusto
Jun 7th
Carlo Petrini – Einaudi, 2005
C’è chi ancora pensa ai gastronomi come a una cricca di mangioni egoisti, incuranti di ciò che sta loro attorno. Certo, il cibo può e dovrebbe essere un piacere, ma mangiare, ci fa riflettere Carlo Petrini, è anche “un atto agricolo”: selezionando cibi prodotti con criteri che rispettino l’ambiente e le tradizioni, favoriamo la biodiversità e un’agricoltura equa e sostenibile. Di conseguenza, se nutrirsi è un “atto agricolo”, produrre dev’essere un “atto gastronomico” conforme ad almeno tre criteri essenziali: buono, pulito e giusto. Attraverso frammenti autobiografici intercalati a meditate riflessioni, cifre e proposte concrete, l’autore ci fa comprendere quanto è ampia oggi la galassia delle discipline che gravitano intorno al cibo.
Slow Food. Le ragioni del gusto
Jun 7th
‹‹Se il fast food significa uniformità, Slow Food propone di salvaguardare e rilanciare i singoli patrimoni gastronomici; se la velocità minaccia la fruizione del tranquillo piacere sensoriale, la lentezza può diventare un antidoto all’impazienza, alla voracità ossessiva; se i nuovi modelli alimentari propongono stereotipi che calpestano le culture locali, Slow Food invita a recuperare la memoria dei codici gastronomici regionali; se gli hamburger appiattiscono i consumi e stimolano ripetitivamente gli organi sensoriali soprattutto delle giovani generazioni, si deve promuovere una campagna di educazione permanente delle papille; se i luoghi della ristorazione veloce propongono ambienti asettici e senza identità, si riscoprano il calore delle osterie tradizionali, il fascino dei caffè storici, la vivacità dei laboratori artigianali; se la catena di trasmissione dei saperi della cultura materiale rischia di essere interrotta da stili di vita e di alimentazione che hanno sposato logiche industriali, una nuova Internazionale divulghi sicure conoscenze e buoni indirizzi, […] se l’informazione omologata cancella le differenze, la costruzione di un movimento internazionale favorisce lo scambio di documenti, di analisi, di ricerche storiche e di tecniche produttive›› Carlo Petrini
